David Marín

Vingt ans, Giovanni Falcone, la crise et une croisière oubliée

In actualité, affaires, scénarios, société on 23 mai 2012 at 17:09

Le 2 juin de 1992 le « Corriere della Sera » publie un article intitulé « Convegno sul Britannia, sponsor la Regina *». Le journaliste Massimo Giaggi écrit à propos d’une croisière à bord du navire anglais « Britannia ». 100 invités : des hommes d’affaires, des économistes et des opinion leaders. Rendez-vous au port de Civitavecchia. Parmi les invités, Mario Draghi –aujourd’hui à la tête de la BCE- directeur du Trésor italien, et Romano Prodi. Sujet du colloque flottant – organisé par « British invisibles » – les privatisations en Italie.

Pendant que le navire s’éloigne de Civitavecchia, l’Italie est en larmes. Une semaine que Giovanni Falcone -le magistrat symbole de la lutte à la mafia- a été assassiné.
Outre les larmes, la tempête. L’enquête « Mani Pulite » a mis en lumière « Tangentopoli », un système élargi de corruption qui touche les hautes sphères de l’économie et de la politique. Les suspects touchent surtout les partis de Démocratie chrétienne et le Parti socialiste. Les élections d’avril ont eu lieu dans un climat d’indignation hostile à la politique. Malgré des résultats décevants, PSI et DC ont pu garder la majorité au sein du parlement.

Le Président du conseil Giulio Andreotti et le Président de la République Francesco Cossiga ont démissionné à la fin d’avril. L’élection du nouveau Président de la République a commencé le 13 mai. Le 25 mai, tandis que les funérailles de Giovanni Falcone ont eu lieu au Dôme de Palerme, au XVI scrutin, Oscar Luigi Scalfaro a été élu Président de la République. Giulio Andreotti et Arnaldo Forlani, le secrétaire de la DC, ont été écartés. L’élection du premier a été rendue impossible par l’assassinat au mois de mars de Salvo Lima*, le député sicilien en odeur de mafia inscrit à son courant politique . Le deuxième a été cité dans « Tangentopoli », et des élus de son parti lui ont savonné la planche.

Oscar-Luigi Scalfaro confie le mandat de former le gouvernement à Giuliano Amato. Pour faire face à la crise financière, le gouvernement décide de ponctionner à hauteur de 6/1000 tout compte de dépôt italien. Tremblement de terre le 19 juillet. Le juge Paolo Borsellino, ami de Giovanni Falcone, est assassiné dans un attentat à Palerme. L’Italie est à feu et à sang. « Tangentopoli » ravage la politique, tandis qu’en septembre la lire est victime d’une opération spéculative menée par George Soros, invité lui aussi à bord du « Britannia ». Fortement dévaluée, la monnaie italienne sort du Système monétaire européen. L’Italie s’engouffre dans un puits qui semble sans fonds. 1993 ne commence pas mieux. Giuliano Amato finit par démissionner. Il lui suit Carlo Azeglio Ciampi qui forme et préside un gouvernement de crise, technique.

Entre-temps, la croisière du « Britannia », dont la presse ne s’est pas occupée outre mesure, n’est plus qu’une image floue. Une anecdote sans importance. Un souvenir qui paraît lointain.

* « Colloque à bord du Britannia, la Reine sponsorise »

L’Italie en morceaux – UN – unristretto.net (17.11.2011)

http://unristretto.net/litalie-en-morceaux/

«Vent’anni, Giovanni Falcone, la crisi e una crociera dimenticata »

http://unristretto.net/litalia-a-pezzi/

*lettura utile nei -commenti- seguenti di un testo firmato Patton.

  1. ..Si potrebbe dire che probabilmente gli ex-STASI (vedi l’affare EUMIT frettolosamente archiviato) e gli ex-KGB (ora MAFIA RUSSA) ricattano il PD ancora adesso?

  2. Corrige: …come dimostrato dall’omicidio Moro e (negli anni successivi: 1979-83) dal…

  3. Caro David, ti mando qualche precisazione allo scopo di mettere in comune le nostre conoscenze, non quello di correggere un errore, peraltro molto diffuso. Ma nello scrivere mi sono accorto che tout se tient, quindi mi è venuto un post molto lungo e impegnativo. Me ne scuso in anticipo.

    Dopo le "elezioni terremoto" del 5-6 aprile 1992, nelle quali la Lega passa dallo 0,5 all’8,7%, la DC perde il 5% e, per la prima volta nella sua storia, scende sotto il 30% dei voti (l’ex-PCI perse ancora di più, ma non era stato, e non sarà, coinvolto in "Mani pulite"), il presidente Cossiga si dimette da Presidente della Repubblica in anticipo di alcuni mesi sulla scadenza del suo mandato, con l’intenzione di favorire l’elezione di Andreotti (Presidente del Consiglio uscente, v. governo Andreotti VII) al Quirinale. Quindi non è esatto affermare che
    «la candidature d[e Andreotti] a été rendue impossible par l’assassinat au mois de mars de Salvo Lima»,
    tant’è vero che, durante le votazioni, Andreotti arriva molto, molto vicino al Quirinale. E’ la strage di Capaci, del 23 maggio, a metterlo KO come candidato alla PdR. L’omicidio Lima (12 marzo) va dunque interpretato come il primo colpo del "uno-due" che a fine maggio mette Andreotti in… KO politico e porta all’elezione di Oscar Luigi Scalfaro. L’omicidio Lima e la strage di Capaci sono legate a filo doppio, concepite dalla stessa mente, per lo stesso scopo: scardinare il centrosinistra CAF (Craxi-Andreotti-Forlani), che alle elezioni di aprile aveva comunque conservato la maggioranza in Parlamento, e favorire la genesi di una nuova maggioranza, che naturalmente non c’era ancora.
    Ma politicamente, perché Andreotti non viene eletto? Lasciamo da parte le considerazioni etiche e andiamo al sodo: perché la sua autorità si era dimostrata incapace di difendere sia Lima, che era il suo uomo in Sicilia, sia Falcone, che era un altissimo funzionario del governo Andreotti VII.
    Cosa voglio dire con questo? Che, come Salvo Lima, anche Falcone era… mafioso?
    Esattamente il contrario: voglio dire che Andreotti era diventato nemico della mafia, come Falcone, e in questo nuovo contesto Lima era ormai il punto debole di Andreotti. Storicamente, il PdC era diventato nemico della mafia nel settembre del 1989, quando aveva promulgato una legge speciale (oggi diremmo ad personas) per tenere in carcere, oltre i termini di legge, le centinaia di mafiosi condannati nel "maxiprocesso" istruito-gestito da Falcone e Borsellino nel 1987, ma annullato da una famosa sentenza di una sezione della Cassazione presieduta dal giudice Carnevale ("l’ammazzasentenze").
    La legge speciale del settembre 1989 era stata aspramente contestata sia dal partito Radicale sia dal PCI, proprio perché poteva costituire un pericoloso precedente legislativo: la certezza dei limiti temporali della carcerazione preventiva, cioè prima della condanna definitiva di un imputato, è un principio fondamentale della civiltà giuridica, è il cardine del habeas corpus!
    Insomma, con quella legge del settembre 1989 Andreotti si era schierato apertamente: contro la mafia e a favore di Falcone. Ma perché lo fece, e in modo così plateale? Perché nel settembre 89 la mafia corleonese, già monopolista mondiale della raffinazione della morfina-base, era in grave difficoltà, sia per la crisi dell’eroina come prodotto di consumo (sostituito dalla cocaina), sia per la crisi politica dell’URSS, la quale aveva ormai perso il controllo dei due maggiori produttori di oppio, il Laos e l’Afghanistan. Certo, la mafia aveva cercato di riciclarsi come principale stazione di smistamento della cocaina colombiana in Europa (caso Big John, gennaio 1988); ma altre organizzazioni criminali, come la ‘ndrangheta, erano meglio piazzate. Andreotti, dunque, voleva semplicemente approfittare del momento di difficoltà della mafia per darle il colpo di grazia o, meglio, per ridurla nuovamente al suo tradizionale ruolo subalterno.
    Invece fu la mafia a dargli il colpo di grazia! I truci bifolchi corleonesi, monopolisti di un prodotto (l’eroina) che non aveva più mercato e raffinatori di una materia prima che non era più sotto controllo (sovietico), sapevano che la loro sorte era segnata: quindi giocarono il tutto per tutto, nello stile del "muoia Sanson (Corleon) con tutti i filistei (dorotei, andreottiani, ecc.)"! Parafrasi goffa finché vuoi, ma serve a dare la "giusta" aura epica, biblica, ai fatti del 1992. Che Andreotti sia sempre rimasto, nel fondo, un mafioso è ormai Bibbia, Vangelo comune: ecco perché sembra logico dire che l’omicidio del suo uomo in Sicilia bastò a stroncare le ambizioni presidenziali del "divo Giulio"; la sua successiva condanna per mafia si ferma, tecnicamente, al 1980 (omicidio Mattarella), ma la "sentenza comune" è un’altra: tu, Julius, es mafiosus in aeternum! E oggi si fa strada una tesi ulteriore, secondo la quale il truce Sansone corleonese lasciò il passo al "terzo livello" pensante, "profetico", della mafia, il quale trasferì la propria investitura dal CAF a una nuova formazione politica che a quel tempo esisteva solo in qualche mente diabolica (Dell’Utri) o, come direbbe il grande Bardo, nell’uovo del serpente (il Biscione!) berlusconiano.
    Questa è esattamente la tesi del procuratore Ingroia, manifestata nella trasmissione di Santoro di giovedì scorso ("Servizio pubblico"): pur espressa in un sociologhese prolisso, fumoso e involuto, la tesi di Ingroia si può ridurre a tre parole: mafia, Andreotti, Berlusconi – cioè il terzo livello della mafia sostituì A. con B. Il povero Sansonetti, ex-vicedirettore dell’Unità nei primi anni 90 ha cercato inutilmente di replicare al nuovo Vangelo storico-giudiziario dicendo che, fra Andreotti e Berlusconi, era stata la sinistra a cercare di andare al potere; ha cercato di dire che, se Forza Italia era nata alla fine del 93, Andreotti era politicamente morto già due anni prima, con l’omicidio Lima del marzo 92; ma è stato subito sbeffeggiato da Travaglio, il quale ha ricordato che Andreotti rimase PdC fino al giugno del 92… Il pubblico s’è messo a ridere, e il dibattito è finito lì.
    E’ la solita recita a soggetto: in realtà da questi dibattiti non ne usciremo mai, e tantomeno ne uscirà un po’ di verità storica. Nessuno può escludere che Forza Italia, nata proprio da un’idea di Dell’Utri, sia stata "covata" nell’ambiente dell’anticomunismo siciliano, e nessuno può escludere che questo ambiente "andreottiano" facesse parte del fantomatico "terzo livello", ecc. ecc. Finché restiamo nel cerchio magico, mitologico/antimitologico del Andreotti essenzialmente mafioso/storicamente non mafioso, continueremo a coltivare l’idea consolatoria che a determinare le sorti politiche dell’Italia siano stati i mafiosi, di terso, quarto o ennesimo livello.
    No, le sorti politiche dell’Italia sono state determinate dalla politica internazionale nella quale l’Italia era necessariamente coinvolta, come dimostrato dall’omicidio Moro (negli anni successivi: 1979-83), dal ruolo svolto dall’Italia nell’installazione degli Euromissili e quindi nel crollo dell’URSS.
    Ma all’inizio degli anni 80 l’Italia era ancora in grado di sostenere una politica internazionale all’altezza delle sue ambizioni, mentre dieci anni dopo non lo era più. Le decisioni fatali furono prese all’inizio degli anni 90: se nel settembre 89 Andreotti si schiera contro la Mafia e con Falcone & Borsellino, nel gennaio 1990 la grande borghesia Italiana, tramite il ministro del Tesoro Carli e il governatore della Banca d’Italia Ciampi, decidono di far entrare la Lira nella banda stretta dello SME, allo scopo di moralizzare il Belpaese e costringerlo ad adeguarsi ai parametri europei. Ma l’Italia, già allora, non poteva più farcela. Nella primavera del 92 gli effetti deleteri del "vincolo esterno" erano già evidenti, almeno per la finanza internazionale. Contemporaneamente, la crisi dell’URSS (fallimento del colpo di stato a Mosca e ascesa di Eltsin, agosto 1991) rimetteva l’Italia nell’occhio del ciclone (come ben sa chi legge il blog di Guzzanti): perciò la strage di Capaci è preludio, al tempo stesso, della fine politica di Andreotti e della "crociera del Britannia". Dal punto di vista della politica internazionale, si capiscono molte più cose dell’Italia se si pensa che Andreotti era, in realtà, un uomo di Falcone (e del suo sponsor Cossiga, il quale decise di dimettersi proprio nel momento più delicato e decisivo).
    Vent’anni dopo, cioè oggi, siamo messi ancora peggio di allora, tanto che a palazzo Chigi c’è solo un curatore fallimentare.

    Un caro saluto.

    • Non ho nulla -per ora- da obiettare, soprattutto sul punto di vista internazionale. Grazie Patton.

    • Caro Patton, in effetti ho scritto a proposito di Andreotti che "la candidature du premier (Giulio Andreotti" causa l’assassinio di Salvo Lima. Errore mio, che avrei voluto scrivere "élection". Correggo l’errore (gli errori sono fatti per essere corretti) e ti ringrazio per la lunga, ricca e articolata risposta. Un caro saluto, DM

  4. Specificando, che il GRECO Scarpa, aveva un kalashnicov (“di
    quelli che avevano il calcio in metallo ripiegabile” 105), mentre gli
    occupanti dell’auto avevano due fucili a pompa.
    http://www.ipezzimancanti.it/download/sendc.pdf
    Sentenza strage VIA CARINI (DALLA CHIESA)

    "di quelli col calcio ripiegabile" http://en.wikipedia.org/wiki/AKM
    in particolare
    The main variant of the AKM is the AKMS (S – Skladnoy [Folding]), which was equipped with an under-folding or side-folding metal shoulder stock in place of the fixed wooden stock. The metal stock of the AKMS is somewhat different from the folding stock of the previous AKS-47 model as it has a modified locking mechanism, which locks both support arms of the AKMS stock instead of just one (left arm) as in the AKS-47 folding model. It is also made of rivetted steel pressings, instead of the milled versions of most AKS-47s.
    The AKM was produced in the following versions: AKMP, AKML and AKMLP, whereas the AKMS led to the following models – AKMSP, AKMSN and AKMSNP. It is designed especially for use by paratroopers–as the folding stock permits more space for other equipment when jumping from a plane and then landing.

    come QUESTO http://en.wikipedia.org/wiki/File:23osn_Mechel.jpg

    Domandina che ci faceva un"viddano2 con un fucile da PARA’ SOVIETICO?

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