David Marín

Un caffè all’italiana

Cassano, quando basta un imbecille per dover ricominciare da zero

E dire che in una sola partita il gioco della nazionale di Prandelli contro la Spagna è riuscito a smontare i soliti luoghi comuni che all’estero vengono spesso espressi nei confronti degli Azzurri : « catenacciari, cinici e opportunisti che non mancano un’occasione di simulare un fallo pur di ottenere un calcio di rigore », « sportivi che in campo applicano i principi della Commedia dell’Arte piuttosto che quello del Fairplay ». Sono preconcetti con i quali si potrebbero riempire intere pagine, e farne un intero elenco qui è piuttosto inutile.
Il rigore tattico, la disciplina e la competitività dimostrati dagli Azzurri contro la Roja hanno provato –semmai ce fosse ancora bisogno- che questi luoghi comuni altro non sono che la rozza espressione di persone la cui visione della realtà -oltre che del calcio- non fa altro che nutrirsi al tavolo sempre imbandito degli stereotipi. Sono sterili opinioni che spesso oltrepassano il terreno da gioco e che sono affibbiate, dalle stesse persone che le pronunciano, pure agli italiani. Frasi, luoghi comuni e pregiudizi che a tratti vengono pronunciate con un disprezzo dal quale emana il tanfo della xenofobia, e che gli emigranti italiani che l’hanno subita riconoscono da molto lontano.
Il calcio può pure questo, e una partita –come un soffio- può bastare per fare cascare il castello di carta delle opinioni fatte di stereotipi.

Poi è bastata la frase di Antonio Cassano per annullare quanto la Nazionale ha proposto sul campo. Perché da anni oramai, tra i luoghi comuni che riguardano gli italiani, imperversa l’idea che siano omofobi. Una falsità, ovvio. Una stoltezza che tuttavia è stata nutrita da più importanti personalità. Una su tutte Silvio Berlusconi quando due anni fa disse « è meglio essere appassionati di belle ragazze che essere gay ». Una frase che aveva fatto il giro del mondo e che fino a pochi giorni fa pareva ormai oltrepassata.
Certo, l’omosessualità nel calcio è un tabù che persiste e non solo in Italia. Con la sua risposta a riguardo degli omosessuali nel calcio, Antonio Cassano ha di nuovo dimostrato che utilizza l’intelligenza e la sensibilità con i piedi, visto che le applica esclusivamente al pallone. La frase insultante di Antonio Cassano nei confronti degli omosessuali ha fatto il giro del mondo ed ora, per gli italiani non-omofobi sarà arduo lottare contro l’idea preconcetta che l’italiano in realtà lo sia, omofobo. Soprattutto perché all’insulto di Antonio Cassano sono seguite le risa crasse e conniventi dei giornalisti presenti alla conferenza stampa. E pure quelle hanno fatto il giro del mondo.
(13.11.2012)

 

 

« Sergio Ermotti, le belle parole ed un pesante passivo »

Capelli sale e pepe, un’aria d’attore hollywoodiano. Sergio Ermotti, il nuovo grande Manitou di UBS, ispira fiducia. Da poco nominato numero uno della grande banca svizzera, Sergio Ermotti ha annunciato una nuova strategia contraddistinta dalla prudenza e dalla volontà di ridurre i rischi. Delle parole che marcano il ritorno a valori tipicamente elvetici.
Tuttavia, fino a ieri, Sergio Ermotti incarnava l’archetipo del manager aggressivo in puro stile statunitense. Dopo aver fatto carriera in seno a Merril Lynch, nel 2005 Sergio Ermotti viene ingaggiato da Unicredit, la banca diretta allora dall’ex-collega Alessandro Profumo, diventandone rapidamente il numero due. E’ un periodo durante il quale Unicredit è molto attiva nel campo dei prodotti derivati.  « Report », la trasmissione d’inchiesta di RAI3, denuncia a fine 2007 le pratiche di Unicredit: la banca agisce ai limiti della legalità ed insiste perché i suoi clienti –piccole aziende, comuni e collettività pubbliche- acquistino dei prodotti derivati molto complessi. Sono prodotti redditizi, soprattutto per Unicredit, costretta ad ammettere come i suoi clienti abbiano perso 1 miliardo di euro a causa di questo tipo d’operazioni.

Attanagliate dagli interessi dovuti, più aziende sono costrette a chiudere i battenti. E’ il caso di Divania a Bari, con i suoi 430 impiegati che ha tuttavia deciso di sporgere querela contro Unicredit. Il processo è in corso. In più, durante lo scorso ottobre,  la Procura di Milano ha provveduto al sequestro preventivo di 245 milioni di euro in Unicredit, accusata di evasione fiscale nel 2007 e nel 2008.

Nell’occhio del ciclone, a causa di entità libiche presenti nel capitale della banca che dirige, a settembre dell’anno passato, Alessandro Profumo è costretto a rassegnare le dimissioni. Invece di diventare numero uno di Unicredit, Sergio Ermotti decide di abbandonare Piazza Cordusio. Nel frattempo però si dichiara orgoglioso del fatto che Unicredit abbia acquisito « NewSmith », un operatore londinese molto aggressivo nel campo dei prodotti a rischio e messo in causa durante la crisi dei subprimes.
Così Sergio Ermotti arriva all’UBS e dopo pochi mesi viene nominato direttore ad interim, rimpiazzando Oswald Grübel, dimissionario. La stampa rivela allora che Sergio Ermotti siede nel consiglio di amministrazione di una società targata Panama e titolare del palace « Villa Principe Leopoldo » a Lugano. Sergio Ermotti risponde attraverso un’intervista concessa il 16 ottobre al SonntagsBlick: Panama non significa denaro sporco e in ogni modo -a suo modo di vedere- la Svizzera deve la sua ricchezza a questo tipo di denaro.

Oggi il tono delle parole di Sergio Ermotti è cambiato e sembra aver chiuso col cinismo. Nell’attesa che i fatti verifichino le sue parole, Unicredit ha annunciato un deficit record di 10.6 milirardi di euro. E l’impressione che UBS abbia scelto quale suo pompiere capo un affermato piromane è piuttosto pungente.
(03.12.2011)

 

 

«Tamiflu, lo tengo io o lo butti tu?»

A pensarci bene questo è il primo inverno, da sei anni, durante il quale nessuno ha pronuncitato il nome di un’influenza esotica. Quest’anno non ci sarà alcun allarme a riguardo di una fantomatica o possibile pandemia. Una parola ed un concetto che durante gli inverni scorsi avevamo imparato ; una paura che –ammettiamolo- molti di noi avevano integrato. Prima a causa dell’inflenza aviaria, descritta dalla sigla H5N1, sviluppatasi in Asia e mai diventata epidemia mondiale. Poi a causa dell’influenza a cui è stato appioppato un aggettivo suino prima e quello più scientifico di H1N1 poi.
Quale antidoto a quest’ultima venne prodotto un vaccino e chi decise di farselo iniettare si ricorderà del dolore provato lungo il braccio. La Confederazione ne aveva acquistate otto milioni e cinquecentomila dosi, di cui più di tre milioni sono arrivate a scadenza. Percui si sta provvedendo alla loro distruzione. La notizia però sembra non avere provocato un dolore indelebile al portafoglio del contribuente svizzero.

Altro acquisto, o investimento, effettuato durante questi anni segnati dagli allarmi influenza, è stato il Tamiflu: un antivirale prodotto da Roche che l’Organizzazione mondiale della sanità aveva a lungo indicato quale strumento utile per combattere un’eventuale pandemia. Lunedì, la trasmissione della Radio della svizzera romanda « On en parle », ha proposto un bilancio delle riserve di Tamiflu acquistate dai cantoni romandi, rivelando che non tutti hanno agito nello stesso modo. Visto che pure le riserve di Tamiflu arrivano a scandenza, il cantone di Ginevra ha deciso di distruggere le 900 dosi acquistate. Friborgo e Vaud, invece, hanno approfittato del riesame delle proprie riserve di – rispettivamente- 5000 et 21000 trattamenti. Cosí la data di scadenza degli stock è stata prolungata di due anni. Meno trasparenti altri cantoni. Neuchatel et Vallese, hanno comunicato che possiedono riserve senza peró indicare se e quando verranno distrutte. Un bilancio che fa riflettere : quanti fra di noi, negli anni passati hanno deciso di ottenere a tutti costi del Tamiflu per parare ad ogni evenienza ? E che fine ha fatto quella che allora appariva come una preziosa e vitale scatoletta?
(30.11.2011)

*RSR-On en parle, Tamiflu à la poubelle, http://bit.ly/viKbx5

 

 

«Gli indignados: una nuova generazione di maletillas»

Espontaneo si diceva in Spagna di un giovane spesso squattrinato che coltivava un’unica ambizione: diventare matador. Viaggiava da un arena all’altra, alla ricerca di un’opportunità, armato dell’insolenza necessaria per arrogarsi il diritto di entrare in pista e prendere il posto del torero. La rigida gerarchia del mondo della corrida non tollerava l’irruzione dell’estraneo nel suo teatro. Finiva sempre allo stesso modo : l’espontaneo che riusciva nel suo intento, oltre al toro doveva affrontare la polizia che lo espelleva dall’arena prendendolo a manganellate. All’espontaneo non restava che riprendere il viaggio fino all’arena seguente. La valigia che gli serviva per le sue quattro cose -la spada ed il tessuto come fosse una muleta- era diventato il simbolo della sua condizione ed nel contempo il soprannome che gli esta stato affibbiato: un maletilla.

Oggi il giovane spagnolo è spesso costretto ad assumere un ruolo di maletilla. Non è solo, anzi. Sono molti ed agiscono –spesso- in modo collettivo.
Non hanno un lavoro, ma rivendicano un’opportunità. Perciò hanno deciso di occupare le piazze delle città spagnole.
La presidenza del governo catalano non ha tollerato l’affronto ed ha deciso di evacuare Plaza de Canalunya –a Barcellona- col manganello. A Madrid, Plaza del Sol, gli indignados sono rimasti per un po’. L’ordine di liberare la piazza però è appena stato dato e la spada, o meglio il manganello, di Damocle pende loro sulla testa.

Gli espontaneos indignati di Valencia hanno deciso di darsi appuntamento sulla piazza del Parlamento della Regione con lo scopo di ostruirne il funzionamento. Cosí la presidenza del governo ha deciso di evacuare utilizzando la forza.

Ha ragione Pietro Ingrao quando afferma che l’indignazione sola non basta. Occorre accompagnarla con la politica. Salvo che a Valencia, Francisco Camps – appena rieletto presidente della Generalitat- è da tempo implicato nella rete di un’inchiesta contro la corruzione che ha dato luogo al caso « Gürtel ». Dunque, in assenza di politica, su entrambi i fronti, il riflesso è il solito: il manganello, che gli spagnoli conoscono bene.
Così il giovane espontaneo rischia, come fecero i suoi nonni, di doversene andare e cercare fortuna altrove. E’ il destino dei maletillas.

*Pietro Ingrao, « Indignarsi non basta », Aliberti Editore, Roma, 2010

http://www.alibertieditore.it/?pubblicazione=indignarsi-non-basta

( 11.6.2011)

 

 

 

« Due piccioni d’un colpo»

Spesso il francofono sorride quando gli si spiega il significato dell’espressione prendere due piccioni con una fava. In francese, attrapper deux pigeons avec une fève, significa poco o nulla poiché la traduzione corretta è faire d’une pierre deux coups : due lanci con lo stesso sasso, insomma. Tuttavia pure la locuzione francese parla dell’abilità di chi ottiene, con una sola mossa, due risultati favorevoli. E’ un po’ come ottenere due vantaggi con una sola spesa. L’espressione dei due piccioni con una fava è stata coniata grazie all’ancestrale tecnica di caccia al colombo selvatico che consisteva nell’operare un foro nel grosso seme per farci passare dello spago piuttosto fine ma resistente.  Inghiottita la fava, il volatile diveniva preda del suo cacciatore, o come direbbe un francese –a giusto titolo- il était pigeonné. Per questo motivo quindi, la locuzione dei due piccioni descrive la destrezza di chi raddoppia la presa utilizzando una sola volta questa tecnica.

Altre espressioni possiedono lo stesso significato, per esempio fare di un viaggio due servizi oppure, desueta ma colorita, fare due chiodi di una calda. Ovvero, fabbricarne due dallo stesso pezzo di ferro immerso nella fornace. Una locuzione maliziosa che evoca l’universo erotico per descrivere il fortunato che rarriunge due organsmi durante lo stesso atto sessuale.

Il miglior modo per prendere due piccioni con una fava è spesso fare da sé, secondo il principio di chi se la canta e se la suona. Cosicché occorre associare un’altra espressione alla prima : una mano lava l’altra ed entrambe lavano il viso. Il francese conosce quest’espressione con la main gauche qui sait ce que fait la main droite car elle beigne dans la même eau. Una mano sa che fa l’altra perché entrambe sono immerse nella stessa acqua. Per prendere due piccioni da questa fava, le mani nell’acqua, bisogna che le due mani si accordino, oltre che per insaponarsi a vicenda, per lavare il viso così da ottenere un’aria pulita.

L’espressione Mani Pulite fonda di sicuro le sue radici in questo movimento  ed è inutile ricordare che l’espressione battezzò la vasta operazione anti-corruzione condotta dalla Procura di Milano che fece cadere Bettino Craxi. Allora il denaro viaggiava nelle bustarelle e solo per questioni molto più importanti si muoveva attraverso conti  cifrati aperti, pure, in Svizzera. Il più famoso? Il Conto Protezione, n° n°633369.

Nel frattempo, abbiamo lasciato dietro di noi gli anni ’90 e siamo entrati in una nuova era che ha visto –per esempio- Berlusconi a capo del suo impero mediatico e dell’Italia. Un periodo che premia la sfrontatezza dove il conflitto d’interessi è oramai sinonimo di furbizia e scaltrezza.

Tutto evolve, tuttavia non è ancora stata coniata un’espressione che sappia associare le mani e i piccioni. Peccato.
(12.7.2011)

 

 

 

« Il circo delle illusioni »

L’atmosfera di Losanna quest’estate ha un sapore di italiano, un gusto di Dolce Vita. A sprigionarlo sono i due appuntamenti losannesi dedicati al maestro Federico Fellini.
La Cinemateca svizzera ha rispolverato l’intera opera di Fellini proponendola in modo integrale ad un pubblico domostratosi entusiasta.  Sono stati proiettati film quali « L’intervista », dell’86 con Anita Ekberg. Oppure « Giulietta degli spiriti » del ‘65 con la Masina.. Un ciclo che si chiuderà sabato sera e che ha già dovuto mostrare il cartello « tutto esaurito ».

Al Museo della fotografia dell’Elysée, invece, una mostra intitolata: « Fellini, la Grande Parade ». Si tratta di un esposizione mostrata per la prima volta a Parigi nel 2009 e accolta in seguito a Barcellona, Bologna e Madrid.

Creatore e commissario della mostra non è altri che il direttore del Museo dell’Elysée, Sam Stourdzé. Quattro anni di ricerche per un esposizione che chiuderà i battenti di Losanna ad agosto. Partirà così a Donostía.

In Spagna, l’esposizione è stata battezzata « Federico Fellini. El circo de las ilusiones»

Un titolo che oggi a Losanna può far sorridere. Infatti, il quotidiano « La Liberté » rivela che la mostra è stata affittata dal Museo dell’Elysée -diretto da Sam Stourdzé- alla società parigina dello stesso Sam Stourdzé.  Un caso che solleva una questione legata al conflitto d’interessi in seno al museo, impicante il suo direttore.

Il diretto interessato Sam Stroudzé ha negato al giornale di Friborgo l’eventaulità di un conflitto d’interess. Gli organi di tutela del Musée dell’Elysée  – il Dipartimento degli affari culturali del canton  Vaud et la Fondazione del Musée dell’Elysée – hanno garantito che i rapporti contrattuali con il direttore del museo avvengono in assoluta trasparenza.

Siamo lieti che il dubbio sia stato, per ora, levato su questa fastidiosa questione.

Ora si potrebbe andare, noi tutti, al mare.

Vengo anch’io ?

No, tu no.

(6.7.2011)

http://bit.ly/3NJ0Rq

 

 

 

« Appesi ad un filo »

Il successo del metro M2 losannese è oramai indiscutibile. La linea ha permesso di alleggerire le arterie stradali che attraversano Losanna da Nord à Sud e viceversa. Ora anche altre città hanno deciso di progettare nuove soluzioni di trasporto pubblico che possano permettere di superare il dislivello caratteristico delle città del Lemano che guardano da un lato il lago,  e dall’altro la montagna.

A Vevey, un deputato locale ha deciso di ispirarsi alle stazioni sciistiche piuttosto che al transporto sotto terra. Ha così proposto un progetto che può far sorridere ma che merita riflessione. Come a Verbier, per esempio, dove la stazione ferroviaria è collegata al paese con una teleferica, Charly Theucher propone di costruire una funivia cittadina che possa portare i passeggeri dai quartieri alti di Vevey alla stazione.

Un idea futuristica che potrebbe trasportare 500 persone all’ora. Affascinante, come no. Uno studio di fattibilità appena terminato dimostra però come sia molto arduo da mettere in atto. Costruire i piloni, sorvolare le line ferroviarie senza contare l’impatto paesaggistico su Vevey.

Occorre allora guardare il retrovisore e osservare come i nostri nonni hanno risolto il problema. A Losanna il metro M2 non è che l’evoluzione della « ficelle » il piccolo treno a cremagliera che ha garantito il servizio per oltre 100 anni. Le autorità di Vevey farebbero bene ad ispirarsene e se vogliono vedere un esempio concreto ancora funzionante possono partire in gita di studio ovunque ci sia una funicolare.

(4.7.2011)

http://bit.ly/3NJ0Rq

 

 

 

« Che soddisfazione, vivere in questa società »

Ci sono disegni e canzoni che spiegano -a volte- meglio di mille parole. Non ci sono scappatoie, è così, e tanto vale farsene una ragione. Nel fiume di parole, immagini e commenti sulla Grecia, lo stato della Grecia, il debito della Grecia, il futuro della Grecia, le opinioni a riguardo della Grecia, la logorrea sulla Grecia, non è semplice trovare di che sfamare il bisogno di capire. Nella montagna di carta di questi giorni, spunta uno dei migliori editoriali ed è firmato Chappatte. L’UE da un lato, l’FMI dall’altro e la Grecia, lì nel mezzo.

Inutile ogni altro commento, parole spese per un risultato sterile : il disegno è lì.

Come comprendere quanto sta accadendo alla Grecia ma anche alla Spagna e –tendiamo a dimenticarlo- all’Italia il cui debito pubblico sfiora i 1’900 miliardi di Euro? L’istinto porta a mettersi sotto una cascata di informazioni che stordisce. Dunque, per rinfrescare la mente, è meglio una canzone –e perché no- una sigaretta e un caffè.

« E, invece ‘e ce ajutá, ce abbóffano ‘e cafè », diceva « ‘Na Tazzulella ‘e café ». Sempre Pino Daniele, vent’anni fa –quando Craxi invitò gli italiani ad andardsene al mare- cantava una canzone che soprende oggi per la sua attualità quanto la sciagurata dichiarazione di Craxi alla luce del referendum che ha dato una sprangata in bocca a Berluconi.

La canzone del 1991, quando Pino Daniele non era ancora il deleritto che è purtroppo diventato, era inclusa nell’album « Un uomo in Blues ». Più che per la sua qualità musicale, la canzone stupisce perché racconta di come siamo arrivati a questo punto. Così, ascoltando una canzone con l’obbiettivo di sottrarsi dalla morsa dell’attualità della Grecia, può capitare di capire in un altro modo, più immediato, fresco e fisico.

Vent’anni di « o mamma mia, ho speso ‘na pazzia », vent’anni di « tanto è facile pagare, con un leasing o ‘na cambiale, compri quello che ti pare ». Che soddisfazione ! E poi di nuovo sotto la cascata delle news greche.

Chappatte, « La Grèce face aux mesures d’austerité », http://bit.ly/lfa8xp

Pino Daniele, « Che soddisfazione », Cava dei Tirreni 1993, http://bit.ly/iE5pUM

Testo e tabulati : http://bit.ly/iY0fig

(20.6.2011)

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